Ecco gli ingenuotti del Sì

Milano 29 Novembre – Quello che si prenderà la fregatura più scottante sarà probabilmente Gianni Cuperlo: fine intellettuale e idealista, più che politico di razza, Cuperlo è stato, sul fronte del referendum, la resa più clamorosa. Strenuo combattente del No, i suoi severi interventi alle diverse direzioni nazionali convocate da Renzi sono ormai soltanto un lontano ricordo. L’ultima immagine che abbiamo di lui è una foto sorridente con Maria Elena Boschialla Leopolda. Ha calato le braghe Cuperlo, si è fatto infinocchiare dalla promessa di un patto sull’Italicum: “Se passa il sì promesso che cambiamo la legge elettorale”. Eppure di esperienza l’ex candidato alle primarie ne ha, ma ancora non ha capito che le promesse del premier sono carta straccia: il 5 dicembre si sarà scordato di tutto e di tutti e deciderà il da farsi sulla scia della convenienza del momento.

Secondo in classifica c’è l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia: il suo Sì non dichiarato ma piuttosto chiaro a tutti è, nel suo disegno, il viatico per un ruolo di peso in una futura coalizione di sinistra (sempre che si cambi il premio di maggioranza alla legge elettorale). Pisapia, che ha scaricato il suo popolo arancione invece compatto sul No, vuole ritagliarsi un ruolo da “pontiere” tra i renziani e il resto del sinistro universo. Auguri, è un’impresa eroica in cui nessuno è mai riuscito: ed è difficile pensare che chi ha gestito malissimo la sua successione a Milano possa riuscire a ricoprire un ruolo tanto delicato. Senza contare che Renzi, che non è certo uno da troppi compromessi con le minoranze, i ponti più che costruirli li fa saltare.

Poi c’è Walter Veltroni che ingenuo certo non è ma, ultimamente, qualche errore tattico lo ha commesso. Ora la sua vita è fuori dalla politica, o quasi: perché voler sfondare in Rai è come voler vincere le elezioni. E siccome “Uòlter” non se la sta passando bene, visto che i suoi programmi fanno acqua da tutte le parti, sia mai che un Sì sventolato a destra e a manca possa dargli una mano a risalire la china.

Romano Prodi dice che non dirà cosa andrà a votare ma il Sì è nell’aria: la sua ex portavoce Sandra Zampa ha già spiegato che il Sì sarebbe l’unica risposta coerente con le ragioni di quell’Ulivo che Prodi ai tempi fondò. Se l’ex premier si aspetti qualcosa in cambio è difficile a dirsi. Sta di fatto che il suo continuo richiamo al rischio populismi e le sue frequenti interviste sull’Europa potrebbero essere la spia della ricerca di un nuovo ruolo, anche solo simbolico, a Bruxelles. Si sa che al professore la politichetta italiana non interessa più, ma il dialogo con le istituzioni Oltralpe parecchio.

A fianco a loro, poi, ci sono le vere e proprie formazioni: da “Sinistra per il Sì” a “Riformisti per il Sì“. Ed è davvero difficile pensare che tutti questi regali a Renzi siano a costo zero. Hanno poco da star sereni però, perché il 5 dicembre cambiano tutte le carte in tavola e Renzi, per sua stessa ammissione, è piuttosto cattivello.

Federica Venni (L’Intraprendente)

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