In stazione Centrale muore l’illusione di Majorino sui profughi

Milano 18 Ottobre – Il calcolo era più o meno questo: quando arriverà il freddo l’alloggio dei richiedenti asilo diventerà più semplice. A favore avrebbero giocato il diminuire degli sbarchi e la politica di redistribuzione Europea. Il risultato doveva essere liscio. Si aprono un paio di caserme. Si concordano un paio di strategie coi Comuni vicini. Ed il gioco è fatto. Questo prima. profughi-sammartiniPrima di rendersi conto che questa estate, nel canale di Sicilia non sta finendo mai. Ed il vento di Scirocco non aiuta. Prima di rendersi conto che a nord hanno chiuso le porte e saluti a casa. Prima di rendersi conto che a Roma si sono venduti Milano, Majorino e Sala sul tavolo del deficit, quindi non arriverà nessuna cavalleria a salvare i nostri prodi guerrieri. Insomma, tutto questo era prima. Adesso le cose stanno così: a Milano fa freddo, i profughi sono qua e nessuno sa come gestirli. Sapete, io me lo ricordo Majorino. Me lo ricordo quando faceva le foto coi profughi in via Sammartini, parlando di un’eccezionalità di Milano. Ed un po’ io gli credo. Ma non è eccezionale la città, è eccezionale la capacità di portare sfiga della Sinistra Milanese. Pisapia dice che via Padova è il meglio di Milano? Taac, la via diventa invivibile. Majorino dice che l’accoglienza Meneghina in Stazione funziona come l’intestino di Alessia Marcuzzi dopo lo yoghurt? Taac, si blocca tutto. Con rischio di esplosione. E poi peritonite e morte. Sono in 700 in Sammartini. Ce ne potrebbero stare 200. E sono tutti là, perché l’unica cosa che vogliono è fuggire. Nemmeno loro scommettono più un centesimo sul nostro paese. Il problema di questi assembramenti, e pare che se ne siano accorti pure i volontari, è che generano brutti giri. In questo momento per la maggiore va la prostituzione. Su Repubblica viene riportato forse il commento più agghiacciante mai sentito: portavo alle profughe biancheria, loro mi chiedevano rossetti.

Le volontarie sono certamente donne straordinarie. Ciò non toglie che né loro, né Majorino stanno dimostrando di star capendo cosa sta succedendo. Non sono pochi e sporadici casi di abuso. È un intero sistema che si sta costruendo su una realtà avversa alle aspettative di immigrati e scafisti. Questa gente non vuole starci in Italia, vuole emigrare. Se non può farlo si deve arrangiare. Arrangiare significa fare soldi. Per fare soldi si deve vendere. Gli uomini potranno, una volta ambientatisi, vendere forze e libertà. Prestandosi magari al crimine. O forse solo tentando di scavalcare il confine a piedi. Le donne hanno un fato più lineare e tragico, in fatto di merce da vendere. È triste, ma è il frutto di un diniego della realtà ormai parossistico. Questa gente, più che da qualcosa, fugge verso qualcosa. E lotterà per arrivarci. Non si arrenderà certo. E se dovrà vendersi, se dovrà perdere la dignità in cambio di ciò che vuole lo farà. Hanno già rischiato la vita, cosa volete che li spaventi? E quello che vogliono non è la carità pelosa di Majorino o i lavori di pulizia strade, gratis. Vogliono danaro. Serve per le famiglie che hanno scommesso su di loro. O ai trafficanti che li minacciano. Qui, per i prossimi anni, avranno anche vitto ed alloggio, ma non è quello che vogliono. Loro vogliono opportunità. E danaro. E per favore, per carità ve lo chiedo, smettiamola con la storia della fuga dalla guerra. Qualcuno è sicuramente qui per quello. Ma di certo non è in mezzo a chi chiede rossetti invece che mutande.

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Luca Rampazzo

Luca Rampazzo

2 pensieri riguardo “In stazione Centrale muore l’illusione di Majorino sui profughi

  • 18 ottobre 2016 in 11:31
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    Che Majorino fosse un disastrata cerebrale lo si sapeva. Che sala non sapesse gestire nemmeno una portineria…siamo nella merda.

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  • 19 ottobre 2016 in 10:56
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    Situazione di assoluto degrado: sporcizia scarsa igiene sono la routine quotidiana.
    Mi chiedo quando e se qualcuno si degnerà di intervenire.
    Mi limito a non descrivere nei dettagli quello che ormai è diventato un servizio igienico e dormitorio a cielo aperto.

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