Nuovi misteri dalle sabbie di Marte

Scienza e Salute

Milano 21 Dicembre – Alcune scoperte sui dati di Curiosity stanno suscitando grande interesse, sorpresa e curiosità alla Nasa.

La prima riguarda la presenza di silice nei terreni che la sonda sta analizzando in questi ultimi mesi: una grande quantità di silice. Recentemente il rover della Nasa ha scoperto in alcuni affioramenti di rocce e suoli una quantità di tale minerale decisamente superiore rispetto a tutti i siti che ha indagato da 40 mesi a questa parte, ossia da quanto è sceso sul Pianeta Rosso.

Sulla Terra la silice è molto abbondante nelle rocce perché forma, insieme all’ossigeno, un minerale piuttosto comune, il quarzo, oltre a tanti altri minerali.

Su Marte, però, non dovrebbero esserci le condizioni che portano alla formazione di minerali ricchi di silice come sulla Terra. I suoi magmi, infatti, somigliano a quelli delle Hawaii – che ne contengono poca. Tra l’altro, la silice scoperta su Marte si trova in rocce sedimentarie, che si sono formate dalla deposizione di materiale all’interno di un lago. E quel materiale non può che essere stato preso da rocce vulcaniche (con poca silice) presenti al di fuori del lago stesso.

DA QUI L’ENIGMA. Spiega Albert Yen, membro del gruppo di lavoro di Curiosity al Jet Propulsion Laboratory (Nasa): «La presenza su Marte di silice in concentrazioni elevate può essere spiegata in due modi. Può essere dovuto a un processo che ha portato via gli elementi da una roccia lasciando – dunque, concentrando – la silice: questo processo richiederebbe acqua acida. In alternativa, la silice può essere stata trasportata fin lì da un altro luogo: in questo caso sarebbe necessaria la presenza di acqua alcalina o neutra. Entrambi i processi comunque richiedono acqua, molta acqua. Se riuscissimo a capire cosa è successo su Marte impareremmo molte cose che oggi non conosciamo di quegli antichi ambienti ricchi d’acqua».

LA COMPLICAZIONE DELLA TRIDIMITE. Come se non bastasse, perforando una roccia (denominata Buckskin) Curiosity ha scoperto un minerale, la tridimite. E anche questo è un enigma, perché la tridimite (un minerale che assomiglia al quarzo per composizione, ma è diverso per struttura molecolare) si forma in rocce vulcaniche tra gli 870 e i 1470 °C, in un processo molto lento.

Sulla Terra questo minerale è raro, perché è instabile (si trasforma in un altro minerale): su Marte non era mai stato rilevato. Oltretutto per la sua formazione è necessaria molta silice in circolazione, mentre le rocce vulcaniche di Marte ne hanno poca e, tra l’altro, è stato scoperto in rocce sedimentarie e non vulcaniche. Dove si trova ora Curiosity, infatti, è il letto di un antico lago.

Cosa significhi tutto questo è ancora da chiarire, ma c’è un’ipotesi. È possibile che il magma di Marte abbia subito un’evoluzione nel tempo, proprio come alcuni magmi terrestri, e durante tale evoluzione si è arricchito di silice. Questa ipotesi, però, implicherebbe fenomeni geologici che non sembrano esserci sul pianeta. Più dubbi che certezze, dunque.

Intanto, in laboratorio, alcuni geologi tentano adesso di produrre tridimite senza le alte temperature che finora si pensava fossero necessarie per la sua formazione. Se si trovasse la strada, si potrebbe rispondere a molte domande: in alternativa bisognerà moltiplicare gli studi di quell’area del Pianeta Rosso. (Focus)

Milano Post

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