Cronaca di una strage annunciata

Milano 17 Novembre – Non riesco a scrivere quest’articolo a cuor leggero, con la freddezza che sarebbe d’obbligo per analizzare o raccontare i fatti avvenuti a Parigi venerdì sera, ho molti amici nella capitale francese, e grazie a D-O sono tutti sani e salvi, l’ultimo messaggio di rassicurazione mi è giunto domenica sera, dopo le 21:00, un’amica mi ha inviato il suo messaggio:”Sto bene ma la situazione qui è triste e tesa”, conclude con una frase di speranza per il futuro.

Speranza, futuro, che belle queste parole!  Ma quale posto c’è ancora per esse?

Speranza per un futuro migliore? Senza guerre? Senza fanatismi? Senza morti innocenti? Scordatevelo!

Siamo in guerra, brutto a dirsi, ma siamo in guerra; una guerra che difficilmente vinceremo perché, diciamolo francamente, siamo rammolliti, ipocriti, senza un senso di patria, senza un senso di appartenenza. Ci fidiamo dei vari personaggi che tra sabato e per i prossimi giorni si alterneranno in televisione, nei vari talk show, a cui preme solo fare dei distinguo: “C’è l’Islam moderato e quello integralista”, “Noi non siamo come loro”, “Non erano islamici”, “Le prime vittime siamo noi musulmani”, etc.

Se fosse vero, perché a Roma durante la veglia davanti all’Ambasciata di Francia non c’era neanche l’ombra di un islamico? Se fosse vero come mai a Gaza da venerdì sera e per le altre 24 ore si è festeggiato? Come mai, mentre tutti i monumenti, o palazzi simboli di città, dell’emisfero occidentale si illuminavano coi colori della bandiera francese, in nessuna città del mondo islamico ciò è avvenuto? Se le prime vittime di questa ennesima strage in nome di Allah sono stati i musulmani, perché costoro non sono scesi in piazza a manifestare con forza il loro dissenso? A Milano, a dire il vero, qualcuno è sceso in strada a manifestare, peccato fossero 70 islamici eppure, a Milano, non credo vi risiedano solo 70 musulmani, altrimenti che bisogno ci sarebbe di costruire nuove moschee di cui una a gestione del CAIM che non fa mistero della simpatia che nutre per Hamas, ossia per gli stessi che per 24 ore hanno festeggiato la strage di Parigi? Sincerità, niente ipocrisie: chi non condanna quest’ennesima strage islamica, che ha voluto colpire il modo di vivere dell’Occidente, non i suoi simboli, ma la sua quotidianità, è un complice!

Invece si discute se il passaporto siriano di uno dei terroristi fosse o meno autentico. Il problema però non è l’autenticità del documento di identità, il problema è come ha fatto ad arrivare a Parigi? Ma soprattutto chi lo ha fatto entrare in Europa?

Da domenica sera, la Francia, Hollande, ha ordinato il bombardamento di Raqqa, si va a bombardare l’ISIS, di cui gli attentatori parigini facevano parte, perdendo di vista il problema: l’ISIS è certamente una minaccia ma la guerra non solo in Siria ed in Iraq, l’esercito nemico ora, grazie all’immigrazione incontrollata tanto cara a Renzi, Alfano, malavitosi romani legati ai partiti dei primi due, cooperative bianche e rosse ed alla Boldrini, che definisce risorse, è in Europa, in tutta Europa. L’esercito nemico è a Milano (da molti anni), è a Roma, è a Parigi, a Marsiglia, a Bruxelles, a Londra, a Vienna, a Oslo, a Ginevra, a Stoccolma ed i complici di questo esercito  nemico hanno nomi e cognomi, siedono tra gli scanni delle istituzioni repubblicane e si riconoscono sotto i simboli dei partiti della sinistra italiana ed europea, nessuno escluso. Loro hanno la colpa morale di questa strage, loro hanno la responsabilità morale di quelle 130 vittime (di cui una italiana); solo per lei, per Valeria Solesin, Renzi ed il suo governo, la Boldrini, che non esito a definire traditrice del popolo e della Patria, dovrebbero, se avessero un atomo di dignità, rassegnare le dimissioni. Quei morti sono stati causati anche dalla loro irresponsabilità.

Per vincere questa guerra ci sono solo due armi: la Costituzione ed il Corano.

Il Corano, pur essendo il libro sacro dell’Islam è anche la peggior arma contro questa oscurantistica fede religiosa. La Costituzione, invece, dovrebbe essere la nostra migliore arma di difesa.

Come insegna l’Art. 19 della Carta Costituzionale italiana “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.  Ora come è possibile non vietare il culto di una religione che è in totale contrasto con con tutti i principi di inviolabilità dei diritti dell’uomo, dell’essere umano, citati non solo nella nostra Costituzione ma anche di tutte le carte costituzionali dei paesi occidentali?

All’Articolo 3 si cita testualmente:”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Quindi, in considerazione che la religione islamica applica distinzioni di tra individui in base al sesso (uomo superiore alla donna), a come gli individui vivono la loro sessualità (prevista la pena capitale per omosessuali), considera infedeli degni anche di morte gli individui appartenenti ad altre fedi religiose o coloro che prima erano musulmani e poi si convertono ad altra religione e non accetta opinioni critiche nei suoi confronti e pertanto è contraria ad ogni forma democratica e di laicità, non essere vietata in uno stato che fa dell’uguaglianza, della fratellanza e della libertà, i suoi principi fondamentali?

Non c’è molto da dire, per vincere questa guerra, per dare futuro e speranza a voi stessi ed ai vostri figli, per aver la speranza di non essere ammazzati in un cinema, in un centro commerciale od in pizzeria, esiste un’unica strada: vietare il culto di tutte quelle fedi religiose contrarie alle nostre leggi, essere intolleranti verso l’intolleranza e ritrovare, riscoprire le nostre radici culturali.

Alla fine è sempre meglio essere impropriamente etichettati, da indesiderati ospiti e dai loro complici italici, come razzisti anziché ricevere le loro ipocrite condoglianze.

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Gian Giacomo William Faillace

Autore: Gian Giacomo William Faillace

Impiegato presso una nota multinazionale americana, ha avuto varie esperienze di dirigenza sia in campo professionale che in campo politico. Scrive per Milanopost ed altre testate, soffermandosi soprattutto su Israele, Medio Oriente, Africa sahariana e subsahariana. Giornalista Freelance scrive più per passione che per professione.

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