A Vercelli, 26enne suicida per colpa del bullismo sul posto di lavoro

Lombardia

Milano 19 Settembre – Andrea Natali, 26 anni, si è tolto la vita impiccandosi e, stando ai suoi genitori, il motivo sarebbe da ricondurre agli atti di bullismo di cui era vittima sul posto di lavoro. Scherzi sempre più pesanti, come chiuderlo in un bidone dell’immondizia, fotografarlo e pubblicare l’immagine su Facebook. Era stata presentata una denuncia, ma la forte depressione in cui era caduto lo ha portato all’estremo gesto. La Procura ha aperto una nuova inchiesta.

A raccontare le violenze era stato lo stesso Andrea Natali, della provincia di Vercelli, alla polizia postale, che aveva chiuso la pagina del social network con le sue foto e trasmesso poi gli atti alla procura. In seguito di quelle vicenda, però, il ragazzo sarebbe caduto in depressione: da più di un anno usciva di casa solo se accompagnato, fino alla drammatica decisione di togliersi la vita: si è impiccato nella camera al secondo piano della casa dove abitava con i genitori.

Ora mamma e papà chiedono giustizia. “Sappiamo che nessuno potrà restituirci nostro figlio – dicono i genitori – ma vogliamo capire cosa è veramente accaduto”. La psicologa che aveva iniziato a seguire Andrea lo aveva convinto a denunciare tutto. Foto e video di scherzi molto pesanti. Una volta era anche stato gettato in un bidone dell’immondizia. La polizia postale ha fatto rimuovere tutto dai social network ma Andrea era già finito nel tunnel della depressione.

Appassionato di motori ma con un carattere molto introverso aveva trovato lavoro in una carrozzeria di Borgo d’Ale. Prima scherzi innocenti, racconta al Corriere della Sera il padre Federico Natali, poi il dramma. “Ricordo bene il giorno in cui iniziò tutto era il 22 ottobre del 2013, Andrea torna a casa sconvolto, non riesce a parlare ma solo a urlare: da quel giorno non è più uscito di casa”.

La psicologa da cui va in cura riesce a conquistare la fiducia di Andrea ed è lei che fa partire l’indagine giudiziaria: Andrea e il padre vanno alla polizia postale e denunciano quanto accaduto. E si arriva ad indagare un ex collega di Andrea. Ma il processo non era ancora partito. Andrea cercava di risollevarsi, voleva tornare al lavoro per dare una mano alla famiglia, al fratello disoccupato. Invece non ce l’ha fatta e si è tolto la vita. Il padre non cerca vendetta ma giustizia: “Non voglio nessuno in galera, Andrea avrebbe anche perdonato chi lo aveva trattato in quel modo. Ora devono pagare con quello che hanno e i soldi andranno in beneficenza”.

Ora la Procura di Vercelli ha aperto un nuovo fascicolo di atti relativi, senza indagati e ipotesi di reato: si aggiunge al fascicolo aperto da oltre un anno per il bullismo. (Tg.com)

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